Posizioni esistenziali

Posizioni esistenziali

Come ci poniamo rispetto alla vita ? Come vediamo noi stessi e come vediamo la nostra esistenza ? Come vediamo noi stessi rispetto agli altri ? Come vediamo l’esistenza e la vita degli altri ?

Per cercare di rispondere a queste domande e avere dei modelli semplici con cui le persone e i comportamenti si possano classificare e quindi capire, l’analisi transazionale individua quattro possibili posizioni esistenziali ” che le persone attivano nella vita.

La decisione di assumere una determinata posizione è presa in epoca antica, nella nostra prima infanzia in risposta agli stimoli ambientali che riceviamo. I genitori e tutte le altre figure di attaccamento determinano la soddisfazione o insoddisfazione dei nostri bisogni e su queste basi prendiamo decisioni sul nostro valore, sul valore degli altri e sulla vita in genere e scegliamo quale copione recitare sul palcoscenico della nostra vita presente e futura.

Le “posizioni esistenziali” descrivono come una persona vede sé e gli altri e influenzano di conseguenza il modo secondo il quale ciascun individuo pensa, agisce ed entra in rapporto con l’altro.

La relazione ha due poli: l’individuo e l’altro, che può essere sia una persona che una situazione, e ciascuno dei due poli può essere vissuto come positivo o negativo.

Io sono OK – Tu sei OK  (Sano e costruttivo)

E’ la posizione nei confronti della vita positiva, ottimista,  concreta e “problem solving”. L’altro è una risorsa che viene accettata e con cui si può collaborare. Non scarico sull’altro le responsabilità o, al contrario, non colpevolizzo me stesso per ciò che non è andato a buon fine.

Ci si sente uguale nella differenza: io sono ok come te, pur essendo diverso da te che sei ok. C’è un atteggiamento di ascolto autentico per capire il punto di vista dell’altro e integrare su questo aspetto più approcci differenti necessari alla ricerca in comune di una soluzione.

Le persone che sono in questa posizione hanno spesso alcune o molte delle seguenti caratteristiche:

  • non giudicano e accettano gli altri
  • hanno una buona autostima
  • sono assertivite e fiduciose
  • ascoltano e comunicano in modo diretto, chiaro, spontaneo
  • hanno aspettative realistiche da sé e dagli altri
  • sono flessibili
  • sono comprensive, tolleranti, disponibili
  • non nascondono le emozioni
  • sono ottimiste e tendono a risolvere il problemi

Io sono OK – Tu non sei OK (Paranoide o Proiettivo)

Svaluto l’altro e  supervaluto me stesso: la persona si relaziona attraverso il dominio el’esibizione di sé con un comportamento aggressivo, rifiutante e accusatorio. E’ tutta colpa degli altri e le responsabilità personali non esistono. In realtà si sentono vittime e perseguitate e per difendersi da questa idea vittimizzano e accusano gli altri. Spesso si sentono imbrogliate, odiano e incolpano gli altri per le proprie disgrazie, negando di avere un problema personale.

Se ascoltano, lo fanno solo per capire le differenze con i punti di vista dell’altro e per scoprire la falla altrui in modo da poter imporre il loro modo di vedere le cose.

Le persone che sono in questa posizione hanno spesso alcune o molte delle seguenti caratteristiche:

  • sono giudicanti e accusatorie, rigide e estremiste
  • sono impazienti, competitive, invadenti, prevaricanti, aggressive, autoritarie
  • hanno grande stima di sé e non riconoscono i diritti altrui
  • hanno bisogno di relazionarsi con persone remissive, fragili e con bassa autostima

Io non sono OK – Tu sei OK (Depressiva)

Svaluto me stesso e  supervaluto l’altro ritenuto più forte e più potente. Dipendono dagli altri e sono inadeguate e incapaci di affrontare le situazioni.

A poco a poco il soggetto si ritira dalla relazione con gli altri, cade nella depressione e ritiene che la sua vita non valga molto. Se ascoltano è solo per compiacere.

Le persone che sono in questa posizione hanno spesso alcune o molte delle seguenti caratteristiche:

  • hanno scarsa autostima con atteggiamenti vittimistici e perdenti
  • non accettano complimenti o sollecitazioni positive
  • si sentono a disagio nelle relazioni
  • sono depresse, ansiose, autocritiche, sottomesse, scusanti, timorose, timide, silenziose, appartate

Io Non sono OK – Tu non sei OK  (Inutilità)

Svaluto me stesso e  l’altro. “Non si può fare niente”. Rassegnazione e depressione.

Percepite come disinteressate verso gli altri, chiuse, negative e pessimiste.

Le persone che sono in questa posizione hanno spesso alcune o molte delle seguenti caratteristiche:

  • hanno scarsa autostima
  • sono depresse e senza speranze, rassegnate all’infelicità
  • sentono che tutto è inutile
  • non assumono iniziative, scaricano problemi e difficoltà

Ogni persona ha una posizione esistenziale “preferita” e che sente sua sulla base di antiche decisioni di sopravvivenza; tuttavia è possibile che la stessa persona assuma posizioni diverse sulla base degli stimoli ambientali e dei momenti di vita. Inoltre, anche la posizione che preferiamo, e che probabilmente usiamo più spesso o sempre, può essere rivista sulla base di nuove esperienze, di nuove consapevolezze e di nuove relazioni.

I giochi e il copione

I giochi e il copione

Tutto il mondo è un palcoscenico e tutti, uomini e donne non sono che attori. Hanno le loro entrate e le loro uscite; ciascuno nella sua vita recita diverse parti. (William Shakespeare)

I giochi psicologici

games people play

Eric Berne definisce così il gioco: “Il gioco psicologico è una serie di transazioni ulteriori ripetitive a cui fa seguito un colpo di scena con uno scambio di ruoli, un senso di confusione accompagnato da uno stato d’animo spiacevole come tornaconto finale, in termini di rinforzo di convinzioni negative su di sé, sugli altri, sul mondo”. Tradotto in parole ancora più semplici: Il gioco è un tipo di relazione interpersonale “disturbata”, che procura stati d’animo spiacevoli. Questa comunicazione “disturbata” non è volontaria e le persone coinvolte non ne hanno consapevolezza: per questo motivo lo stesso gioco tenderà a ripetersi più volte.

Perché le persone giocano? Quali sono i motivi per i quali si utilizza un modo relazionale di questo tipo? Si tratta del persistere di aspetti infantili (esperienze, decisioni di sopravvivenza) che permangono nell’adulto e che condizionano i comportamenti e le emozioni senza che se ne abbia coscienza.

Il copione di vita

a che gioco giochiamo

I nostri aspetti infantili ci portano ad organizzare un programma, un piano di vita in cui noi e gli altri hanno dei ruoli fissi compatibili con delle decisioni di sopravvivenza prese in epoche arcaiche. Come in tutte le storie, la storia della nostra vita ha un inizio, un punto di mezzo e una fine. Ha i suoi eroi, le sue eroine, i suoi cattivi, i suoi protagonisti e le sue comparse. Ha il suo tema principale e i suoi intrecci secondari. Può essere comica o tragica, mozzafiato o noiosa, fonte d’ispirazione o banale.Il problema consiste nel fatto che gli inizi del nostro copione sono al di fuori della portata della nostra memoria cosciente.

In “Principi di terapia di gruppo” Berne ha definito il copione «un piano di vita inconscio». Successivamente in “Ciao!… E poi ?” ne ha dato una definizione più completa: «Un piano di vita che si basa su di una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva».

Cambiare è possibile

Cambiare è possibile

“[…] il terapeuta non guarisce nessuno. Egli però può aiutare la persona a rimettere in moto il proprio potenziale auto-curativo “

(Eric Berne 1966)

La teoria dell’AT è basata su un modello decisionale: i comportamenti non OK denotano strategie che conducono verso comportamenti psicopatologici disfunzionali. Queste strategie di vita vengono decise e intraprese fin da bambini. Ogni bambino apprende comportamenti specifici e decide per sé un piano di vita (il copione) che lo guiderà dall’infanzia fino all’età adulta. Seppure ogni bambino abbia capacità cognitive ed emotive limitate, così come un esame di realtà ridotto, e sebbene le sue decisioni siano influenzate dai genitori e dall’ambiente in cui egli vive, le decisioni e le strategie di copione rappresentano la modalità peculiare con cui quel bambino, e solo quello, ha creduto fosse possibile sopravvivere e ottenere quanto desiderava da un mondo che poteva sembrare, o che invece era davvero, ostile.

Il copione deciso nell’infanzia comporta una serie di modelli di comportamento che arrivano fino all’età adulta. Gli individui seguono tali modelli anche se gli stessi risultano essere controproducenti e persino dolorosi. Per tale ragione, da adulti è possibile imparare a leggere e conoscere tali decisioni prese nell’infanzia e sostituirle, ovvero cambiarle, con altre più adeguate.

Poichè ogni bambino ha deciso da sé il proprio piano di vita, egli ha il potere di cambiarlo, in qualsiasi momento e tanto più da adulto.

Per ottenere questo cambiamento non è sufficiente essere consapevoli di schemi e modelli di comportamento e quindi del copione di vita; è necessaria la decisione attiva e consapevole di cambiare questi schemi. Solo in questo modo, il cambiamento può essere reale e duraturo.

Il termine cambiamento è legato a quello di guarigione. Berne nel 1966 scriveva:

“[…] il terapeuta non guarisce nessuno. Egli però può aiutare la persona a rimettere in moto il proprio potenziale auto-curativo“. La così detta vis medicatrix naturae.

Egli utilizza la metafora dei “ranocchi e principi” per sottolineare che “guarire” significa togliersi la pelle di ranocchio e riprendere lo sviluppo interrotto di principe o di principessa e che il terapeuta deve agire per metter in moto il potenziale auto-curativo.

Sempre a proposito di guarigione, Berne sostiene che per guarire ed uscire quindi dal proprio copione è necessario recuperare la propria autonomiacosa che comporta tre importanti capacità proprie di ogni essere umano:

la consapevolezza, cioè la capacità di esser in contatto con il presente senza farsi condizionare dalle esperienze del passato;

la spontaneità, cioè la capacità di fronteggiare le situazioni potendo scegliere liberamente tra tutte le sensazioni, i pensieri e i comportamenti che ogni individuo può sentire, pensare ed agire senza costrizioni, utilizzando liberamente tutti e tre gli Stati dell’Io.

la capacità di intimità, cioè la capacità di condividere liberamente le emozioni, i pensieri e i comportamenti con un’altra persona. E’ l’intimità che permette alle persone di creare legami dando e ricevendo affetto.

Schiff e Schiff (1975), due autori molto importanti per l’ l’AT descrivono l’autonomia come il superamento della passività.

Un individuo autonomo è capace, attivamente, senza appoggiarsi ad altri ed utilizzando le capacità del proprio Stato dell’Io Adulto, di elaborare soluzioni ed intraprendere azioni volte al superamento di un problema.

Un individuo passivo, invece, secondo Schiff e Schiff, tende a svalutare e a distorcere parte della propria esperienza e a ricercare la causa delle proprie sofferenze, così come la soluzione ad esse, negli altri e nel destino.

L’origine di questa passività è da ricercare in relazioni simbiotiche non risolte. Nelle relazioni simbiotiche due persone dipendono l’una dall’altra e agiscono come se fossero un’unica persona, senza utilizzare tutti i propri Stati dell’Io.

Analisi strutturale degli stati dell’io

Analisi strutturale degli stati dell’io

Gli Stati dell’Io sono la nostra struttura psicologica

analisi degli stati dell'io

Alla nascita la struttura di personalità che presenta il neonato viene definita, in AT, Bambino Somatico (B1) poiché nel neonato predominano funzioni e reazioni corporee. Il bambino somatico presenta reazioni riflesse agli stimoli interni e esterni (B0), attrazione o evitamento intrinseci a un particolare esperienza interna (A0) e attrazione o evitamento condizionati a stimoli provenienti dalle figure genitoriali (G0). Nel bambino somatico si ha anche la memoria delle nostre esperienze passate. All’8-9 mese inizia lo sviluppo di una struttura chiamata Piccolo Professore (A1), capace di riconoscere la madre come separata e di tenerne l’immagine in sua assenza. L’A1 è la parte intuitiva di ciascuno di noi, curiosa e creativa, interessata a se stesso e al mondo che ha un ruolo fondamentale circa il modo di cavarsela nel miglior modo possibile nel mondo. Il   Piccolo Professore se accettato e incoraggiato durante l’infanzia, si espanderà e ci metterà in grado da adulti di continuare ad essere curiosi e creativi.

Quando il Bambino Somatico è a disagio perché i genitori non reagiscono adeguatamente alle sue espressioni spontanee, il Piccolo Professore cerca di intuire cosa i genitori si aspettino da lui mettendo in atto azioni idonee; quando queste azioni diventano, rinforzate dai genitori,  automatiche si parla di G1, l’Elettrodo che contiene un sistema di riferimento  preciso per stare al mondo e che controlla gli impulsi del bambino somatico

Nell’anno successivo si ha l’inizio di una nuova struttura di personalità, caratterizzata da un livello di pensiero di tipo logico cioè lo Stato dell’Io Adulto vero e proprio (A2), cronologicamente posteriore al Piccolo Professore. Le componenti primitive del pensiero razionale dell’Adulto diventano operative insieme alle migliori capacità verbali del bambino. L’Adulto raccoglie, immagazzina e usa le informazioni che deriva da diverse fonti: internamente dagli Stati dell’Io e dal mondo esterno. A2 è spesso chiamato Computer perché raccoglie dati e emette giudizi in maniera logica ed essenzialmente senza emozioni. Verso il terzo anno si completa all’interno dello stato dell’Io Bambino la struttura G1, cioè il genitore del bambino. Al 3° anno di età si completa quindi la formazione dello Stato dell’Io Bambino, definibile come una struttura di personalità che contiene quegli stati d’animo, pensieri e comportamenti che nell’età adulta sono sperimentati dalla persona come la parte più reale del suo essere. Tra l’8° e il 12° anno avviene l’energizzazione di una nuova struttura autonoma e funzionante : lo Stato dell’Io Genitore G2 che si distingue dal G1 per il fatto di essere introiettato dall’esterno e non autogenerato. Lo Stato dell’Io Genitore è la registrazione storica delle cose importanti che le figure genitoriali hanno fatto con, e nei confronti, di una persona. Il Genitore consiste in una serie di nastri di altre persone significative che hanno avuto una qualche relazione i potere col soggetto. Per quanto si accrescano le nuove esperienze, queste registrazioni non possono essere cancellate del tutto, e saranno sempre una parte della storia della persona.

Analisi funzionale degli Stati dell’Io

Analisi funzionale degli Stati dell’Io

Gli Stati dell’Io sono in azione nelle relazioni e nel rapporto con l’ambiente e ci permettono di capire come funzioniamo

analisi degli stati dell'io

Il Bambino (B2) funziona  in due modi , come Bambino Libero (BL) che si esprime spontaneamente senza l’influsso genitoriale e come Bambino Adattato (BA) che si comporta come se ci fosse un genitore che lo controlla. Sia il BA che il BL possono essere positivi o negativi a seconda che siano efficaci ed adeguati alla situazione. La struttura del B è quella parte della nostra personalità che ci fornisce le motivazioni principali del nostro agire.

L’Adulto (A2) funziona non in maniera completamente autonoma  ma su domanda di uno degli altri Stati dell’Io; l’Adulto è sempre attivo e disponibile anche se a volte viene ignorato. Questo Stato dell’Io è caratterizzato da un insieme autonomo di sentimenti, atteggiamenti e modelli di comportamento che risultano adattati alla realtà presente. Lo stato dell’Io Genitore  può essere di due tipi Affettivo (GA) e Normativo o Critico (GN) e si può esprimere sia quando il soggetto si rapporta agli altri nello stesso modo in cui si comportavano i suoi genitori (Genitore Attivo), sia internamente, mandando messaggi che influenzano il proprio Adulto o Bambino (Genitore Influenzante). Il GN lo vediamo quando si manifestano atteggiamenti di divieto e di comandi, il sancire regole, dettare le leggi etc, mentre il GA  invece si prende cura, mostra attenzione, premura, da sostegno ed è comprensivo. Alcuni esempi di come questi Stati dell’Io si manifestano sono i seguenti (Woollams & Brown, 1978):

 Il GA + si prende cura di un’altra persona con amore, quando quest’ultima ne ha bisogno e lo desidera – “Certo farò questo per te”.

Il GA – è sia troppo permissivo, sia troppo affettivo, in quanto fa per gli altri cose che non erano richieste o di cui non avevano bisogno – “Fammi fare questo per te”.

Il GC + è forte e dogmatico e prende le difese dei diritti suoi o degli altri senza umiliare nessuno – “basta! Questo non è giusto!”

Il GC – cerca di togliere l’autostima ad un’altra persona – “perché fai sempre così?”

L’A calcola le probabilità usando termini definibili operativamente – “Se usiamo questo tipo di acciaio c’è un’alta probabilità che il ponte resisterà a un vento di 150 miglia all’ora”.

Il BA + ottiene ciò che vuole o almeno evita il dolore compiacendo a ciò che, secondo lui, i “grandi” si aspettano da lui – “Sissignore”, a un superiore, e “per piacere” e “grazie” quando sono richiesti.

Il BA – si comporta in modo autodistruttivo per ottenere l’attenzione degli altri – dimentica di fare il saluto al Generale, e poi si meraviglia che le cose vadano sempre così male per lui.

Il BL + esprime direttamente quello che passa nella sua mente, si diverte, vive in intimità con gli altri e non fa del male a nessuno nel far ciò – “Ehi, giochiamo”

Il BL – fa del male agli altri o a se stesso nell’esprimersi e nel divertirsi – “Andiamo più veloci” anche quando è pericoloso. Ci sono pochi esempi di questo comportamento. Per lo più molti comportamenti che a prima vista possono essere del BL negativo sono in realtà azioni del BA autodistruttivo.

Berne e l’analisi transazionale

Berne e l’analisi transazionale

Eric Berne, 1910 – 1970

Ormai più di 40 anni fa, Eric Berne concepiva e proponeva una nuova teoria della personalità e della comunicazione tra esseri umani che metteva al centro dell’attenzione le interazioni tra le persone e il bisogno innato e irrefrenabile di essere riconosciuti dagli altri; le transazioni tra le persone sono il nostro sociale quotidiano e sono determinanti per il nostro benessere psicologico e fisico; esse possono essere osservate, decifrate, interpretate e modificate.

Nasceva l’Analisi Transazionale, l’AT, e nasceva un nuovo modo semplice e profondo allo stesso di tempo, di leggere i comportamenti e di capire i dialoghi interni.  Come lo stesse Berne affermava: ”  l ‘AT è il sistema per capire i comportamenti umani, per cercare di cambiare i comportamenti umani e per prevedere i comportamenti umani”

Eric Berne

Eric Leonard Bernstein, meglio conosciuto come Eric Berne (Montréal, 10 maggio 1910 – 15 luglio 1970), è stato uno psichiatra canadese, noto in America e in Europa come colui che ha dato origine e sviluppo all’Analisi Transazionale, una teoria della personalità e della comunicazione tra le più utilizzate in psicoterapia individuale e di gruppo.

Berne aspirava a diventare psicanalista ma nel 1956  la sua candidatura fu bocciata, con il suggerimento di fare altri quattro anni di analisi personale prima di ritentare a chiedere il riconoscimento. Ciò accadeva a causa di una sua posizione non allineata con la psicoanalisi tradizionale che sfidò con alcuni scritti in contestava il concetto di “inconscio”.

Berne fu paradossalmente galvanizzato dal respingimento, che rilanciò la sua ambizione di estendere la psicoanalisi. Iniziò quindi a tentare un approccio originale alla psicoterapia. Nel 1957 si presentò al Congresso regionale della Associazione Americana di Psicoterapia di Gruppo (AGPA) di Los Angeles con un articolo con cui l’Analisi Transazionale (AT), cioè il metodo di Berne per la diagnosi e la cura, fa il suo ingresso nella letteratura della psicoterapia.

I punti chiave dell’AT sono l’analisi strutturale, basata sugli stati dell’Io, e la teoria dei giochi (Games) e del copione (Script). Berne individua ben presto la terapia di gruppo come ambito principe per le tecniche da lui proposte.

Ritenne opportuno dare al linguaggio tecnico dell’AT e all’intera teoria un aspetto familiare e leggibile ed esaltò l’idea che terapeuta e “paziente” collaborino su un piano paritario in base a un pieno e trasparente mutuo consenso.

I punti forti dell’AT sono la rapidità nell’ottenere miglioramenti stabili, il minore costo e quindi la maggiore accessibilità al trattamento. Questi nuovi strumenti vengono subito adottati nella lotta contro mali sociali come l’abuso di alcol.

Berne muore prematuramente nel 1970 senza completare i suoi progetti sull’AT e dando inizio alle numerose scuole che ancora oggi utilizzano l’AT come strumento per la psicoterapia, per l’educazione, per il counselling e per le organizzazioni.

L’Analisi Transazionale

La teoria originaria dell’analisi transazionale, così come elaborata da Berne, può essere considerata un’evoluzione in senso relazionale della psicoanalisi freudiana.

Le basi empiriche e fenomenologiche, insieme ad una impalcatura epistemologica sostenuta dal pragmatismo filosofico, ne fanno non solo una teoria della personalità, ma anche una teoria dello sviluppo e delle comunicazioni relazionali, estendendo soprattutto su questo versante la teoria freudiana, legata ad una visione meccanicistica del funzionamento della psiche, basata su una dinamica “idraulica” dell’apparato mentale, secondo il modello medico dell’Ottocento positivista.

L’Analisi Transazionale è anche una psicoterapia sistematica ai fini della crescita e del cambiamento della persona (definizione dell’ITAA – International Transactional Analisys Association).

Anche gli influssi dell’approccio centrato sulla persona di Carl Rogers sono evidenti e fanno sì che l’analisi transazionale tenga sempre in primo piano i bisogni della persona.

Negli anni cinquanta la teoria della comunicazione subì grandi sviluppi, principalmente grazie agli scienziati della comunicazione che dettero vita alla cibernetica, e le regole della comunicazione enunciate da Berne dipendono anche da questi progressi applicati alla teoria psicologica analitico-transazionale.

Berne  morì prima di aver potuto elaborare compiutamente molte delle questioni teoriche più importanti, che rimasero dunque aperte a contributi e sviluppi successivi. Priva dell’autorità del suo creatore, la teoria analitico transazionale subì negli anni settanta un vero e proprio “assalto integrativo” da parte di studiosi e terapeuti che arricchirono l’impianto teorico originario con assunti e soprattutto tecniche prese a prestito da altre scuole teoriche, prima fra tutte la psicoterapia gestaltica, allontanandosi dalle radici psicodinamiche e assumendo una direzione decisamente cognitivo-comportamentale.

Negli stessi anni l’analisi transazionale veniva scoperta dall’editoria divulgativa americana, tipicamente orientata alla manualistica semplificata e ai testi di auto-aiuto. L’enorme diffusione che la semplificazione e banalizzazione della teoria analitico transazionale ebbe in quegli anni è la principale responsabile di una immagine distorta trasmessa anche ai giorni nostri: una teoria adatta alla formazione di agenti di commercio e venditori più che alle applicazioni terapeutiche, basata su concetti coloriti e reificati (il Bambino che fa delle cose piuttosto che lo Stato dell’Io Bambino, un insieme complesso di pensieri, emozioni e comportamenti), dotata di un armamentario tecnico eterogeneo, in gran parte derivato da altre Scuole.

Un approccio approfondito all’analisi transazionale ne mette invece in luce le peculiarità legate ad un training professionale piuttosto che al livello divulgativo tipico dei tabloid e dell’editoria commerciale.

Soprattutto i legami con la psicoanalisi freudiana risultano evidenti, non solo per quanto riguarda i punti di contatto tra le topiche freudiane e i tre stati dell’io dall’analisi transazionale, ma principalmente per l’importanza fondamentale dell’analisi del transfert e del controtransfert nella terapia transazionale. Uno dei concetti cardine della teoria di Berne, il copione, è definito dall’autore “un dramma transferale”, a significare quanto le dinamiche transferali siano fondamentali nell’elaborazione e attuazione del proprio piano di vita.

L’AT quindi si caratterizza come approccio prevalentemente analitico. Essa, a partire dalla rielaborazione in termini fenomenologici della concezione degli Stati dell’Io, argomento strettamente collegato alla stessa psicoanalisi, estende il suo contenuto teorico alle leggi e alla pratica della comunicazione, alle transazioni, alla teoria dei giochi psicologici e al copione di vita, il piano deciso nell’infanzia che condiziona e governa la vita dell’uomo.

La parentela con la psicoanalisi è senza dubbio molto stretta, tanto che Carlo Moiso e Michele Novellino rivendicano l’esistenza di una vera e propria scuola psicodinamica in seno alla comunità analitico transazionale.

L’AT fa parte delle correnti della psicologia umanistico-esistenziale (Maslow, Rogers, Perls, Allport). All’interno di questa, essa si discosta dalla concezione medica della “guarigione da una malattia“. La sofferenza psichica: “rappresenta un blocco nella crescita e sviluppo del potenziale psicofisico dell’essere umano”(Novellino 2003).  Nell’ambito psicoterapeutico l’AT è utilizzata nel trattamento di disturbi psicologici di ogni tipo, dalle nevrosi a buon funzionamento alle psicosi gravi ed è un metodo di psicoterapia individuale, di coppia, di gruppo e familiare.

L’analisi transazionale sta subendo negli ultimi anni un ulteriore sviluppo, soprattutto ad opera di studiosi anglosassoni, verso una rielaborazione teorica basata sul confronto con le più recenti acquisizioni operate dalle neuroscienze, in particolare le basi neurofisiologiche degli stati dell’io, l’accesso alle memorie implicite e la formazione delle memorie episodiche.