Missed nursing care

Missed nursing care

Che succede quando le cure infermieristiche sono omesse, ritardate o incomplete? Quanto è diffuso questo fenomeno e, soprattutto, quanto è visibile? Che effetti concreti ha sulla qualità dell’assistenza sanitaria?

A differenza degli errori attivi, cioè degli errori di esecuzione, il fenomeno riguarda tutto ciò che non viene fatto, oppure viene fatto tardi, oppure viene fatto parzialmente.

I dati in letteratura dicono che è un fenomeno molto frequente: tra il 55% e il 98% degli infermieri dichiara di aver omesso almeno un’attività durante il turno di lavoro.

È una colpa individuale? Sembra proprio di no. Sembra piuttosto un problema sistemico. Le cause sono molte e interdipendenti: carenza di personale, eccessivi carichi di lavoro, cattiva organizzazione, problemi di comunicazione, lavoro di squadra insufficiente, mancanza di materiali, deleghe inefficaci.

Le conseguenze sull’assistenza sanitaria sono gravi: diminuisce la qualità, aumentano i costi, aumentano gli eventi avversi. Basta pensare al rapporto infermiere-paziente, che in Italia è di circa uno a 9,5, mentre lo standard raccomandato è uno a sei.

L’impatto sulla condizione infermieristica è molto alto: burnout, distress morale, insoddisfazione lavorativa, diminuzione della motivazione, volontà di abbandono.

Il conflitto interno è pesante: gli infermieri sanno cosa sarebbe giusto fare, ma non sono in grado di farlo.

Dal punto di vista pratico, le ricadute sui pazienti sono evidenti: aumento delle infezioni, cadute, dolore non gestito, degenze più lunghe. Questo significa che i pazienti percepiscono la mancanza di cure. Non è un fenomeno invisibile per loro.

C’è poi una dimensione etica: tutto questo mette in crisi il codice deontologico, genera dilemmi morali e rischia di trasformare la cura in una prestazione minima.

La deriva è chiara: ciò che non viene fatto diventa la normalità. Le cure infermieristiche mancate diventano routine.

Non basta spiegare il problema. Serve tentare di risolverlo.

Gli infermieri lo sanno. Sanno cosa sarebbe giusto fare e sono consapevoli di quando non riescono a farlo. È qui che nasce il distress morale. Non si tratta di errori, ma dell’impossibilità di essere coerenti con i valori professionali.

Ma dove cercare le soluzioni?

Aumentare il personale è necessario, ma non sufficiente. Migliorare l’organizzazione è fondamentale, ma non basta.

Serve rendere visibile ciò che ancora oggi viene mantenuto nascosto.

Le cure mancate devono essere misurate. È un atto politico e organizzativo. Significa riconoscere che la qualità dell’assistenza non dipende  anche da ciò che viene sacrificato non solo da ciò che viene fatto.

Serve una leadership, sia negli ordini professionali sia nella dirigenza, capace di affrontare il problema senza colpevolizzare.

Parlare delle omissioni non come fallimento degli individui, ma come indicatore di sistema. Un sistema che rimetta al centro il senso della cura come pratica possibile e non ideale astratto.