Molti professionisti sanitari ritengono che l’empatia sia una qualità innata della persona e che, di conseguenza, non sia possibile apprenderla o migliorarla. Questa convinzione, probabilmente radicata nella formazione accademica tradizionale, rappresenta un ostacolo significativo allo sviluppo delle capacità empatiche. Smantellare questo pregiudizio è una fase fondamentale per qualsiasi percorso formativo sulle competenze empatiche.
A questo scopo è necessario distinguere tra empatia cognitiva ed empatia affettiva.
L’empatia cognitiva è una vera e propria competenza: può essere sviluppata e migliorata attraverso l’esercizio, la pratica e la formazione. Al contrario, l’empatia affettiva — che può essere considerata anche una forma di attitudine innata — è più legata ai tratti di personalità ed è quindi influenzata dalla storia personale e dai vissuti individuali.
La competenza empatica cognitiva utilizza funzioni cerebrali corticali, mentre l’attitudine empatica dipende da funzioni sottocorticali, legate al cosiddetto cervello antico, come l’amigdala e le strutture profonde vicine.
L’empatia cognitiva può essere potenziata attraverso strumenti specifici:
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l’ascolto globale e attivo,
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la capacità di comprendere il punto di vista dell’altro,
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la capacità di rispondere in modo empatico.
Intervenire sull’empatia affettiva richiede invece un lavoro più profondo sulla personalità e sui vissuti emotivi.
È importante sottolineare che migliorare le competenze empatiche, cioè l’empatia cognitiva, consente spesso di rafforzare indirettamente anche le attitudini empatiche, come la capacità di percepire le emozioni altrui cogliendo segnali comunicativi non verbali o difficilmente descrivibili.
In sintesi, anche senza un’attitudine empatica particolarmente marcata, è possibile coltivare l’empatia cognitiva con la pratica. Ciò aiuta i professionisti sanitari a svolgere il proprio lavoro con maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e di quelle degli altri, contribuendo infine a un sostanziale miglioramento della qualità delle cure.