Molte persone ritengono che l’empatia sia qualcosa di innato e geneticamente determinato e quindi che sia impossibile migliorare la propria empatia. Questo stereotipo è favorito dai contesti accademici dove la maggior parte dei docenti ignorano questo aspetto e ne trascurano l’importanza. Questo stereotipo è basato in gran parte sulla non conoscenza delle due macro aree in cui possiamo suddividere l’empatia: l’empatia emotiva e l’empatia cognitiva. L’empatia emotiva, che possiamo anche chiamare attitudine all’empatia, è certamente connessa con i tratti di personalità delle persone ed influenzata dalle caratteristiche individuali e della propria storia. L’empatia Cognitiva, invece, è maggiormente o totalmente connessa ad aspetti cognitivi e quindi modificabili con l’apprendimento. Vale a dire che la competenza empatica è basata, almeno inizialmente, sulla empatia cognitiva. Tenendo presente la definizione di competenza e cioè la capacità di mettere in atto un comportamento specifico che tende ad un determinato obiettivo, possiamo affermare che l’apprendimento di una competenza è molto spesso più facile rispetto allo sviluppo o alla modifica di un’attitudine; il miglioramento delle competenze empatiche, e quindi il miglioramento dell’empatia cognitiva, è basato su tre punti fondamentali:
1 – essere in grado di comprendere i punti di vista dell’altra persona
2 – saper praticare l’ascolto globale e attivo
3 – essere in grado di fornire nella relazione delle risposte empatiche.
Il miglioramento di questi tre punti è un obiettivo totalmente realistico e raggiungibile con la Formazione. E’ senz’altro più semplice che sviluppare o modificare l’empatia affettiva per la quale può essere necessario un lavoro più profondo su se stessi andando a mettere mano su parti meno consapevoli della propria storia.
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