Movimento anti-creme solari: una dottoressa che sostiene che l’esposizione al sole “non causa il cancro” raggiunge quasi un milione di visualizzazioni su Facebook

Movimento anti-creme solari: una dottoressa che sostiene che l’esposizione al sole “non causa il cancro” raggiunge quasi un milione di visualizzazioni su Facebook

Marta Paterlini
The BMJ, 11 agosto 2026; 394:e100546

Punti salienti dell’articolo estratti a cura di Alessandro Barelli

Sui social media alcuni medici stanno ottenendo milioni di visualizzazioni rilanciando una teoria già ampiamente smentita, secondo la quale le creme solari favorirebbero l’insorgenza dei tumori della pelle.

L’episodio più recente riguarda una dottoressa italiana che ha richiamato uno studio della UK Biobank per dare sostegno alle proprie affermazioni.

L’oncologa e nutrizionista Debora Rasio ha pubblicato il mese scorso un video nel quale sostiene che una maggiore esposizione al sole avrebbe un effetto protettivo nei confronti del melanoma e che, al contrario, l’uso delle creme solari aumenterebbe il rischio di sviluppare tumori cutanei.

Il video, diffuso su Facebook e su Instagram,  ha raggiunto più di un milione di visualizzazioni e ottengo oltre 60.000 like

Tra i commenti, alcuni utenti hanno scritto che, dopo averlo visto, avrebbero rinunciato alle creme solari e aumentato il tempo trascorso al sole.

Gli autori dello studio citato da Rasio sono però intervenuti per chiarire che i risultati della loro ricerca sono stati letti e interpretati in modo scorretto.

Nel video, Rasio presenta come uno dei principali elementi a sostegno della propria tesi un’analisi della UK Biobank pubblicata nel 2023.

Quella ricerca aveva osservato un’associazione tra l’uso dichiarato di creme solari e una maggiore frequenza di alcuni tumori della pelle. In particolare, tra chi riferiva di usare creme solari risultava circa raddoppiato il rischio di carcinoma basocellulare e squamocellulare, mentre il rischio di melanoma invasivo appariva circa quattro volte superiore.

Ivan Litvinov, autore senior dello studio, ha spiegato al BMJ che questi risultati non possono essere interpretati come dimostrazione del fatto che le creme solari provochino il cancro.

La spiegazione va cercata piuttosto nel cosiddetto “paradosso della crema solare” (sunscreen paradox). Le persone che si espongono maggiormente al sole sono spesso anche quelle che ricorrono più frequentemente alle creme solari.

La maggiore quantità di radiazioni solari ricevute, insieme a possibili errori nell’applicazione della crema o nella sua riapplicazione durante la giornata, può quindi spiegare perché in alcuni gruppi di utilizzatori di creme solari venga osservato un numero maggiore di tumori cutanei.

Litvinov ha anche ricordato che la crema solare va considerata uno degli strumenti della protezione dal sole e non deve diventare un motivo per prolungare l’esposizione.

Le dichiarazioni di Rasio hanno provocato una reazione immediata da parte di esponenti e istituzioni della comunità medica e scientifica italiana.

La Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro ha ribadito in una propria comunicazione che le radiazioni ultraviolette costituiscono il principale fattore di rischio ambientale per i tumori cutanei e ha invitato la popolazione a continuare ad adottare adeguate misure di fotoprotezione, comprese le creme solari.

La Fondazione ha inoltre ricordato che, sulla base delle conoscenze disponibili, i filtri ultravioletti utilizzati nei prodotti solari sono sottoposti a regolamentazione e vengono considerati sicuri.

Anche l’Istituto Superiore di Sanità è intervenuto nel dibattito, precisando che «le creme solari non sono dannose e certamente non sono cancerogene» e sottolineando che, sul piano scientifico, opinioni differenti non hanno necessariamente lo stesso valore quando la quantità e la qualità delle prove disponibili sono diverse.

La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che vigila anche sugli aspetti professionali e deontologici della professione medica, fino a quel momento non aveva preso pubblicamente posizione sul caso.

La scrittrice e divulgatrice scientifica Beatrice Mautino, esperta di cosmetici e da anni attenta al dibattito italiano sulle creme solari, ha riferito che le segnalazioni da lei presentate nei confronti di medici che diffondono affermazioni prive di adeguato sostegno scientifico sull’uso dei prodotti solari non hanno portato a interventi concreti.

Secondo Mautino, quando un medico avalla informazioni scorrette, il proprio ruolo professionale rischia di attribuire autorevolezza e credibilità a contenuti che non hanno un adeguato fondamento scientifico. Le istituzioni sanitarie, aggiunge, hanno quindi una responsabilità nei confronti dei cittadini e dei pazienti.

«Se questi organismi non intervengono, i cittadini potrebbero non essere più in grado di capire dove si collochino le evidenze scientifiche», ha dichiarato al BMJ.

Il video si inserisce in una sequenza più ampia di contenuti diffusi sui social media che mettono in discussione l’utilità e la sicurezza delle creme solari.

Il movimento anti-creme solari ha iniziato ad acquisire una maggiore visibilità nei primi anni del decennio 2020, in un contesto caratterizzato dalla crescita dello scetticismo nei confronti delle indicazioni sanitarie e dalla diffusione di disinformazione sviluppatasi anche durante la pandemia di covid-19.

A sostenere e amplificare questi messaggi sono soprattutto influencer appartenenti al mondo del wellness, attivi su piattaforme come Instagram e TikTok. Tra i temi più ricorrenti compaiono la presunta tossicità delle creme solari, il rapporto con la vitamina D e i supposti vantaggi di esporsi al sole senza alcuna protezione.

Le formulazioni cambiano, ma il messaggio di fondo tende a essere simile: l’esposizione diretta alla luce solare viene descritta come benefica anziché cancerogena, si sostiene che l’organismo possa sviluppare una sorta di “tolleranza naturale” al sole e si attribuisce alle creme solari una possibile tossicità o perfino un ruolo nell’insorgenza del cancro.

Veronique del Marmol, da 15 anni presidente di Euromelanoma, organizzazione impegnata nella prevenzione dei tumori della pelle, ha sottolineato che le prove a sostegno dell’uso delle creme solari come strumento di prevenzione sono molto robuste.

Secondo del Marmol, le conoscenze accumulate nel corso degli anni mostrano in modo estremamente coerente che le radiazioni ultraviolette causano tumori della pelle. Questa relazione emerge da studi epidemiologici, sperimentali e molecolari.

Tra le numerose ricerche disponibili, del Marmol richiama in particolare uno studio australiano condotto su 1621 adulti, assegnati in maniera randomizzata all’uso quotidiano della crema solare oppure a un uso lasciato alla scelta individuale.

Nei dieci anni di osservazione, tra i partecipanti che utilizzavano la crema in maniera discrezionale furono diagnosticati 11 melanomi invasivi, mentre nel gruppo che applicava quotidianamente la protezione solare i casi furono 3.

L’hazard ratio risultava pari a 0,27, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0,08 e 0,97.

Paolo Antonio Ascierto, direttore del Dipartimento Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli, ha avvertito che il movimento anti-creme solari può mettere in discussione uno degli elementi centrali della prevenzione dei tumori cutanei.

Ascierto ha richiamato anche la responsabilità particolare che i medici hanno quando comunicano informazioni sanitarie al grande pubblico.

«Quando un messaggio può portare le persone ad abbandonare misure preventive consolidate e sostenute dalle evidenze, ritengo che sia dovere della comunità scientifica intervenire con fermezza, riportando il dibattito sui dati anziché sulle opinioni», ha dichiarato.

Debora Rasio, contattata dal BMJ per un commento, ha scelto di non rispondere.

Riferimenti riportati nell’articolo

  1. Rasio D. Tutta la verità sull’esposizione al sole. Luglio 2026.
  2. Jeremian R, Xie P, Fotovati M, et al. Gene-Environment Analyses in a UK Biobank Skin Cancer Cohort Identifies Important SNPs in DNA Repair Genes That May Help Prognosticate Disease Risk. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2023;32. doi:10.1158/1055-9965.EPI-23-0545.
  3. O’Connor C, Rafferty S, Murphy M. A qualitative review of misinformation and conspiracy theories in skin cancer. Clin Exp Dermatol. 2022;47. doi:10.1111/ced.15249.
  4. Geskin LJ. Shining a light on sun safety: debunking TikTok’s anti-sunscreen claims. 28 agosto 2024.
  5. Green AC, Williams GM, Logan V, et al. Reduced melanoma after regular sunscreen use: randomized trial follow-up. J Clin Oncol. 2011;29. doi:10.1200/JCO.2010.28.7078.