Caro Darwin…
Charles Darwin ci ha insegnato che la natura seleziona ciò che favorisce la prosecuzione della specie e, di conseguenza, elimina gli individui che non servono a questo scopo. In una prospettiva puramente evoluzionistica vengono selezionati negativamente, cioè esclusi, i soggetti fragili, deboli, poco dotati fisicamente, portatori di un corredo genetico vulnerabile o di un sistema immunitario malfunzionante.
Un mondo governato esclusivamente dall’evoluzione prevede quindi la sopravvivenza dei più forti, di coloro che meglio si adattano alle condizioni ambientali. In questo modo le risorse limitate vengono redistribuite tra chi ha maggiori possibilità di sopravvivere e di riprodursi. I più forti diventano così i portatori del compito di garantire la continuità della specie attraverso la riproduzione.
Gli esseri umani, però, hanno compiuto una scelta diversa. Hanno deciso che la vita possiede un senso più profondo, più importante, che va oltre la mera riproduzione biologica e il sesso. Hanno stabilito che genetica e biologia possono essere governate e che non determinano in modo inevitabile il destino dell’umanità. Da questa scelta nasce la medicina.
La medicina si oppone alla selezione naturale. Essa investe di più su chi sta peggio, per aiutarlo a compensare la fragilità delle difese immunitarie, delle funzioni corporee, persino dei cromosomi. Gli esseri umani utilizzano la mente e l’intelletto per far progredire la specie, producendo antibiotici che affiancano il sistema immunitario nella lotta contro le infezioni o protesi che annullano, o almeno riducono, l’effetto invalidante delle malattie degenerative.
In un mondo rigidamente evoluzionista, in cui l’unico scopo fosse cacciare e riprodursi, una persona su una sedia a rotelle non avrebbe potuto neppure esistere. Noi abbiamo invece scelto che un genio come Stephen Hawking potesse vivere e contribuire in modo straordinario al progresso dell’umanità. Abbiamo compreso che, per gli esseri umani, non è importante solo sopravvivere e riprodursi, ma anche attribuire un significato più ampio e profondo all’esistenza.
In questo senso la medicina è, di fatto, un antagonista di Darwin: si propone di far sopravvivere e di migliorare la qualità della vita di individui che partono da uno svantaggio evoluzionistico iniziale. Forse è anche per questo che molte persone scelgono di diventare medici o professionisti sanitari. Non vogliono che l’essere umano sia ridotto a un semplice evento biologico o a un fatto riproduttivo. La medicina utilizza tutto il sapere accumulato nei secoli e il contributo di tutte le menti che vi hanno lavorato per prendersi cura di ogni singola persona.
Pensieri e riflessioni liberamente tratte da: Hai mai pensato di fare Medicina, Gianluca Pistore, Piccin Editore, 2025