La variabilità degli ambienti in cui viviamo ha portato allo sviluppo di due sistemi cerebrali opposti.
Il primo è il sistema di attivazione, che entra in funzione quando compare un’opportunità o un bisogno. È il sistema che si attiva, per esempio, quando ci si imbatte in un albero carico di mele mature mentre si ha fame. Questa modalità di funzionamento si chiama modalità di scoperta: orienta all’azione, all’esplorazione, alla ricerca.
Il sistema opposto è il sistema di inibizione, che si attiva quando compaiono minacce o pericoli. In questo caso si interrompe ciò che si stava facendo, la fame scompare, il sistema simpatico si attiva e il pensiero si concentra interamente sulla minaccia e su come evitarla. Questa è la modalità di difesa.
Questi due sistemi rappresentano un meccanismo rapido di adattamento al mutare delle circostanze. Ma qual è l’impostazione predefinita?
Negli animali che si sono evoluti in ambienti con pochi pericoli quotidiani, si osserva spesso un comportamento serenoe fiducioso: si avvicinano facilmente anche all’uomo. La loro impostazione predefinita è la modalità di scoperta.
Al contrario, animali esposti costantemente a rischi e predatori hanno come base la modalità di difesa: sono sempre pronti alla fuga.
Negli esseri umani, e in altri mammiferi altamente sociali come i cani, questa impostazione diventa parte del tratto di personalità.
Le persone che vivono prevalentemente in modalità di scoperta sono più felici, più socievoli, più aperte alle nuove esperienze.
Chi invece resta in modalità di difesa tende a essere ansioso, sulla difensiva, raramente si sente davvero al sicuro. Le nuove situazioni vengono percepite come minacce, non come opportunità.
Questa diffidenza cronica, cioè l’attivazione costante della modalità di difesa, è adattativa in ambienti ostili. Per esempio, nei bambini che crescono in contesti instabili o violenti, è una risposta funzionale alla sopravvivenza.
Ma restare bloccati in modalità di difesa diventa un ostacolo serio: limita l’apprendimento, riduce la crescita, impoverisce le relazioni.
La modalità di scoperta, al contrario, favorisce apprendimento, creatività e sviluppo.
Aiutare i giovani a passare dalla difesa alla scoperta è uno degli interventi educativi più efficaci.
Qui si apre una domanda: che tipo di ambiente stiamo offrendo?
Negli ultimi anni, la cultura percepita come espansiva dei Millennial, orientata alla scoperta, ha lasciato spazio a un clima più ansioso, che caratterizza molti appartenenti alla Generazione Z, più spesso orientati alla difesa.
Libri, parole, idee che nel 2010 non suscitavano reazioni, pochi anni dopo vengono percepiti come pericolosi o traumatizzanti.
Nell’infanzia, il gioco è lo strumento naturale attraverso cui il cervello si orienta verso la modalità di scoperta. È nel gioco che si sperimenta, si rischia, si apprende senza paura.
Al contrario, un’esposizione precoce e intensa a telefoni cellulari e social tende a spostare l’esperienza verso la modalità di difesa: confronto continuo, giudizio, allerta.
E allora la domanda diventa concreta: vogliamo crescere persone che esplorano o persone che si proteggono?