Ancora sui leader maltrattanti: intervista lampo con Pasquale Rendiconto, esperto di conflitti interpersonali e dinamiche organizzative patologiche.
Alessandro: «Perché con le persone maltrattanti, ad esempio con un leader tossico, non hanno senso, o comunque producono scarsi risultati, atteggiamenti che in altre situazioni possono essere molto utili, come concedere il beneficio del dubbio o cercare una negoziazione?»
Pasquale: «Occorre distinguere bene un conflitto da una relazione di sopraffazione. In un conflitto entrambe le parti hanno interessi, bisogni e punti di vista che possono essere ascoltati. Nella sopraffazione, invece, uno dei due utilizza strumenti di controllo, coercizione, manipolazione e intimidazione per imporre la propria volontà. È una situazione completamente diversa.
Per questo motivo la mediazione rischia di diventare inadeguata. Mediare significa riconoscere pari dignità ai punti di vista delle parti e cercare un terreno comune. Ma quando uno dei due costruisce narrazioni distorte, utilizza la diffamazione, manipola le informazioni e controlla le relazioni, non siamo più davanti a un conflitto organizzativo: siamo davanti a una dinamica abusante.»
Alessandro: «Quindi concedere il beneficio del dubbio e cercare una negoziazione possono diventare strumenti poco efficaci quando ci troviamo davanti a una relazione caratterizzata da abuso, maltrattamento psicologico o leadership manipolativa. È corretto?»
Pasquale: «Sì, perché il rischio è quello di confondere il dialogo con la sottomissione. Il leader tossico interpreta spesso la disponibilità al confronto come un’opportunità per rafforzare il proprio controllo. Più utile è prendere consapevolezza della dinamica, confrontarsi con altri colleghi, verificare i fatti, costruire alleanze sane e riconoscere gli schemi che si ripetono.
La diffamazione è uno degli strumenti più frequenti. Si scredita chi pone domande, chi non si conforma, chi mantiene autonomia di pensiero. Per questo è fondamentale che le persone condividano le proprie esperienze. Quando ciascuno scopre che gli stessi meccanismi sono stati utilizzati anche con altri, la narrazione costruita dal leader perde forza e il gruppo recupera la capacità di leggere la realtà.»
Alessandro: «Quindi il problema non è convincere il leader tossico, ma impedire che riesca a controllare la percezione della realtà dei membri del gruppo.»
Pasquale: «Esattamente. Il leader manipolativo esercita il proprio potere quando ogni persona resta sola con i propri dubbi. Quando il gruppo condivide le informazioni, verifica i fatti e sviluppa un Adulto collettivo, la manipolazione perde gran parte della sua efficacia.