Per ascoltare occorre innanzitutto saper rimanere in silenzio. Sembra facile, ma non lo è affatto. Saper rimanere in silenzio è una delle capacità più difficili da acquisire e da mettere in pratica, soprattutto durante una relazione o una conversazione con un’altra persona. Richiede una profonda consapevolezza di sé, la volontà di mettere temporaneamente le proprie esigenze dopo quelle dell’altro e, non da ultimo, la gestione della paura e dell’ansiache il silenzio spesso provoca.
Questo spiega perché, quando comunichiamo con qualcuno, abbiamo quasi sempre la tentazione di interrompere. La mente tende ad andare avanti, anticipando ciò che l’altra persona potrebbe dire e costruendo in anticipo una risposta a ciò che stiamo ascoltando. Per rimanere in silenzio è necessario imparare a gestire questi processi mentali interni: sospendere la propria opinione, mettere da parte il desiderio di intervenire subito e rimanere completamente presenti. Per molte persone questo comportamento è scomodo, se non addirittura spaventoso, perché implica rinunciare al controllo della conversazione e accettare di non guidare il dialogo come vorremmo.
Il maggiore ostacolo all’ascolto è infatti l’attività della nostra mente, che spesso, in modo incontrollato, ci allontana da ciò che l’altra persona sta realmente dicendo o pensando. Se mentre l’altro parla stiamo già formulando una possibile risposta, è evidente che questi pensieri ci distraggono e abbassano drasticamente il livello di attenzione. Il dialogo interno continua a ripeterci: “Come rispondo a questa cosa?”, “Come faccio a dimostrare che ho capito?”. Questo dialogo interno ostacola l’ascolto.
Per ascoltare davvero dobbiamo mettere in pausa questo dialogo interno, ricevendo il messaggio dell’altra persona senza interruzioni e nella sua complessità. È un grande atto di umiltà, perché ci chiede di riconoscere il valore di ciò che l’altro sta dicendo più del nostro bisogno di rispondere, intervenire o apparire competenti. In altre parole, ascoltare significa accettare di non essere immediatamente protagonisti.
La società in cui viviamo non favorisce né l’ascolto né la capacità di rimanere in silenzio. È una società che valorizza la prontezza nel rispondere e che fa percepire il silenzio come un segno di fragilità o di passività. Ci viene trasmessa l’idea che il silenzio possa essere interpretato come mancanza di interesse, insicurezza o addirittura ignoranza. Questo ci spinge a riempire ogni pausa con le parole, anche quando non sono necessarie.
La comunicazione mediatica moderna si basa su un ritmo frenetico di botta e risposta. Il linguaggio veloce dei social media premia chi parla più rapidamente e con maggiore incisività, lasciando poco spazio a pause e riflessioni. L’interruzione diventa la norma, mentre il silenzio è vissuto come un’assenza da evitare a tutti i costi. L’abilità nel “rispondere al volo” viene premiata, mentre il silenzio è etichettato come mancanza di reattività o segnale di debolezza. Il silenzio sembra un vuoto da colmare, qualcosa che mette paura.
Così, invece di ascoltare, pensiamo a come “tenere la scena”, riproponendo le dinamiche di un dibattito televisivo in cui la priorità è affermare se stessi, non comprendere l’altro. In questo contesto, il silenzio non è più uno spazio di relazione, ma un rischio da evitare.
La capacità di rimanere in silenzio e di ascoltare profondamente è una competenza imprescindibile per gli psicoterapeuti. I pazienti, infatti, comunicano molto anche attraverso ciò che non dicono esplicitamente. Queste comunicazioni possono essere colte solo nel silenzio, che permette a insicurezze, paure ed emozioni difficili di emergere e diventare consapevoli. Il silenzio diventa così uno spazio sicuro, in cui la persona si sente ascoltata e compresa in profondità.
Tuttavia, questa capacità non è importante solo per gli specialisti della salute mentale. Rimanere in silenzio è una competenza fondamentale per tutti, e può essere praticata e facilitata in modo graduale e non invasivo. Con il tempo, permette di comprendere che il silenzio non è un pericolo e che parlare non è sinonimo di potere. Spesso, è proprio il silenzio a rendere possibile un incontro autentico tra le persone.
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