La Noità, cioè l’Adulto collettivo, che annulla i leader tossici

La Noità, cioè l’Adulto collettivo, che annulla i leader tossici

Descrivere il funzionamento del leader tossico, svelarne le dinamiche, capire le tattiche manipolatorie è il primo passo per avere un antidoto alla sua tossicità.

Condizione necessaria, ma non sufficiente.

Qualcuno pensa che questi leader tossici, prima o poi, crollino o vengano bloccati. È vero. Ma perché, a volte, perdono il controllo manipolatorio sul gruppo?

Ricordiamo come funziona un leader tossico.

Il leader manipolativo esercita il proprio potere attraverso tre strategie di controllo: dell’informazione, delle relazioni e delle interpretazioni.

Se ogni membro del gruppo vive queste esperienze da solo, ciascuno pensa: “Forse sono io ad aver capito male.””Forse esagero.” “Forse gli altri la pensano diversamente.” Il leader mantiene così il monopolio della realtà.

Il leader tossico divide il gruppo perché la frammentazione impedisce la verifica reciproca della realtà: ogni membro riceve informazioni diverse e pensa di essere l’unico ad avere dubbi.

E non basta neanche che singoli e isolati componenti del gruppo attivino il proprio Adulto. Serve che nasca e si attivi l’Adulto Collettivo.

Tre persone si confrontano su un problema organizzativo e di lavoro: una racconta una mail ricevuta, un’altra riferisce una riunione, una terza porta un documento. Le informazioni vengono incrociate, le incongruenze emergono, le manipolazioni diventano riconoscibili.

La realtà torna a essere costruita dal gruppo e il leader perde il controllo della narrazione.

Cioè la Noità, la presenza del senso del Noi nel gruppo che agisce e si sente in team, diventa l’antidoto più potente alla tossicità della leadership. È la Noità protettiva fondata sull’Adulto.

Definisco Noità la percezione condivisa del Noi, cioè la capacità di un gruppo di pensare, verificare la realtà e decidere insieme attraverso l’Adulto collettivo

Un gruppo può essere molto unito e, contemporaneamente, essere completamente assoggettato al leader. In quel caso la Noità diventa conformismo, pensiero unico, chiusura verso l’esterno. Irving Janis parlava di groupthink, cioè di una coesione così elevata da compromettere il pensiero critico.

Serve invece una Noità che conserva la capacità di ragionare, nella quale le persone confrontano i dati, verificano i fatti e si autorizzano reciprocamente a esprimere dubbi.

Quindi il vero avversario del leader tossico non è il collaboratore coraggioso, ma il gruppo che comincia a pensare insieme.

Il leader può facilmente isolare una persona forte, descriverla come problematica, screditarla oppure trasformarla in un capro espiatorio.

Quando invece il gruppo sviluppa una lettura condivisa della realtà, il costo della manipolazione aumenta enormemente.

Molte persone pensano che abbandonare il gruppo gestito da un leader tossico sia l’unico elemento protettivo. Non sempre è possibile. Ci sono persone che non possono cambiare lavoro, ci sono vincoli economici, ci sono responsabilità familiari, ci sono professioni molto specialistiche.

Quando il gruppo non riesce a sviluppare una consapevolezza condivisa, il leader mantiene il controllo della narrazione e la probabilità di modificare il sistema diventa molto bassa. In queste condizioni, l’allontanamento dal contesto organizzativo rappresenta spesso la strategia più efficace di tutela della salute psicologica e professionale.

La leadership manipolativa distruttiva prospera nell’isolamento dei singoli, ma si indebolisce quando un gruppo sviluppa una Noità fondata sull’Adulto, condivide le informazioni, verifica la realtà e protegge il diritto di ciascuno a esprimere dubbi senza timore.

È questo il meccanismo psicologico e organizzativo attraverso cui un gruppo può recuperare la propria autonomia.